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Italia

Nel 2025 l’impianto fotovoltaico da 4,617 MWp di Ardea ha prodotto oltre 6.638 MWh, coprendo il fabbisogno di circa 2.460 famiglie. Ma come si garantisce che un impianto raggiunga – o superi – le performance previste in fase di progetto?

Oltre i numeri: ottimizzare la produzione di un impianto fotovoltaico a terra 

Nel 2025 il nostro impianto fotovoltaico da 4,617 MWp realizzato ad Ardea (Lazio), allacciato alla rete a marzo 2025, ha prodotto complessivamente 6.638,907 MWh di energia elettrica. 

Questo dato è in linea con le previsioni elaborate in fase progettuale - ma cosa rappresenta davvero questa quantità di energia? 

Per dare un ordine di grandezza, 6.638,907 MWh equivalgono a: 

  • il fabbisogno energetico medio annuo di circa 2.460 famiglie italiane, sulla base dei dati ARERA; 

  • l’energia necessaria a un’auto elettrica di media potenza per percorrere quasi 49,2 milioni di chilometri, ovvero l’intera Italia da nord a sud una volta al giorno per quasi un secolo. 

Questi confronti sono utili per comprendere quanto davvero un impianto fotovoltaico utility scale possa contribuire alla sostenibilità del sistema energetico. Ma c’è un aspetto fondamentale che i numeri da soli non mostrano: come si arriva a quel dato? In altre parole, come ci si assicura che un impianto generi una quantità di energia in linea con le previsioni, o addirittura migliore?  

Dopo l’allaccio: la produzione come processo  

L’allaccio alla rete di un parco solare è solo l’inizio della sua vita operativa. Infatti, è proprio nelle fasi successive che si mette realmente a punto la capacità dell’impianto di generare valore energetico ed economico nel tempo, massimizzando i risultati dell’investimento compiuto. 

Ogni MWh prodotto è il risultato di decine di scelte tecniche, operative e gestionali che si basano su dati, studio ed esperienza. Anche pochi punti percentuali di miglioramento, su impianti di grande taglia, si possono tradurre in centinaia di MWh all’anno. Per questo la fase successiva all’allaccio è decisiva. 

Ma quali sono i passi principali da intraprendere? Vediamoli.

Fine-tuning elettrico e di controllo: recuperare l’energia “nascosta” 

Una delle prime attività post-allaccio riguarda il fine-tuning dell’impianto elettrico e dei sistemi di controllo. Spesso, infatti, i parametri elettrici e di controllo sono inizialmente impostati in modo conservativo, per superare i test di connessione e non creare problemi alla rete. La fase del fine-tuning serve proprio a recuperare energia che l’impianto potrebbe produrre, ma che al momento non produce a causa di settaggi non ottimali. 

In questa fase si lavora principalmente su tre aspetti: 

  • ottimizzare i parametri degli inverter e degli MPPT: questo per permettere all’impianto di lavorare sempre al punto di massima efficienza e di massima potenza, raggiungendo l’apice della sua capacità produttiva in ogni momento; 

  • verifica e regolazione dei setpoint di rete (tensione, frequenza, fattore di potenza), per garantire che l’impianto funzioni in maniera perfettamente sincronizzata con la rete elettrica nazionale, evitando sovratensioni e supportando la rete locale; 

  • gestione delle limitazioni di potenza e del curtailment imposte dal gestore di rete: è particolarmente importante ottimizzare le logiche di controllo per rispettare i limiti richiesti dal gestore di rete senza ridurre l’immissione di energia più del necessario. 

Queste regolazioni, invisibili dall’esterno, possono ridurre perdite strutturali e migliorare sensibilmente la produzione netta immessa in rete.

Monitoraggio avanzato: trasformare i dati in decisioni 

Un impianto utility scale genera ogni giorno una grande quantità di dati. Saperli leggere e interpretare è la chiave per armonizzare il funzionamento dell’intera opera. 

In quest’ottica, il ruolo del protagonista è giocato dal sistema SCADA, ovvero il Supervisory Control and Data Acquisition. Questo sistema, come una sorta di centrale di controllo dell’impianto, consente di monitorare in modo continuo una serie di parametri e indicatori fondamentali, tra cui: 

  • parametri elettrici (tensione delle stringhe e di rete, corrente generata e immessa, potenza in ingresso all’inverter e potenza reattiva...) e dati sulla produzione elettrica (potenza attiva, energia prodotta e produzione per inverter/stringa/sezione...) 

  • stato di connessione alla rete e limitazioni di potenza e curtailment: stato del punto di connessione, setpoint di potenza attiva, differenza tra la potenza disponibile e quella erogata, etc. 

  • Indicatori di performance, in primis la performance ratio (PR), la disponibilità tecnica e commerciale dell’impianto e le perdite (per, ad esempio, temperatura, mismatch, conversione non efficiente). 

  • Dati meteorologici, come irraggiamento, temperature dei moduli e ambientali, velocità e direzione del vento. 

È importante che il sistema SCADA adottato sia avanzato: l’analisi costante ed esatta delle prestazioni consente di individuare underperformance e anomalie in fase precoce, prima che si trasformino in guasti o in perdite strutturali di produzione, con notevoli risparmi in termini di operatività e manutenzione (O&M) a lungo termine. 

Gestione del terreno e della vegetazione: un fattore tutt’altro che secondario 

Un impianto fotovoltaico a terra è un sistema globale, formato non solo dalle opere elettriche e meccaniche, ma anche dal terreno che lo ospita, dalla sua vegetazione e dagli agenti atmosferici. Per questo la gestione del sito è parte integrante della performance energetica. 

Interventi regolari di sfalcio della vegetazione, controllo degli ombreggiamenti stagionali e pulizia dei moduli (quando economicamente giustificata) permettono di ridurre le perdite da soiling (sporcamento dei pannelli) e ombreggiamento, preservando nel tempo l’efficienza dell’impianto e la sicurezza delle infrastrutture.

Manutenzione preventiva e predittiva: massimizzare la disponibilità 

Accanto alla manutenzione correttiva, sempre più centrale è l’approccio preventivo e predittivo, volto a prevenire i guasti ed evitare che l’impianto perda energia senza che il produttore se ne accorga. Mentre la manutenzione preventiva è basata sul fattore tempo, quella predittiva si basa sui dati, ad esempio termografie per individuare hotspot su moduli e analisi dei trend di funzionamento. 

L’obiettivo di questo approccio è chiaro: massimizzare la disponibilità dell’impianto, riducendo al minimo i tempi di fermo e le perdite di produzione non pianificate. 

La produzione come risultato di una strategia 

La produzione di un impianto fotovoltaico utility scale non è mai casuale. È il risultato di una strategia integrata che combina progettazione di qualità, ottimizzazione post-allaccio, monitoraggio continuo e gestione attenta del sito e della manutenzione. In sintesi: la produzione è il risultato di un processo continuo di cura e attenzione dell’intero sistema.

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CCE sviluppa e fornisce soluzioni per l'energia verde basate su fotovoltaico e stoccaggio energetico in batteria in sette Paesi. Sostenuta da un robusto portfolio, CCE punta a fornire energia verde a oltre 2 milioni di famiglie entro il 2029, contribuendo a realizzare la transizione energetica.